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"Ask not what your Country can do for you, ask what you can do for your Country" di Bob Kennedy
POLITICA
14 dicembre 2010
Un giorno di ordinaria follia

Una città sotto assedio. Mentre a Montecitorio il governo ottiene la fiducia con 3 voti di scarto e il Cavaliere differentemente da quanto il buonsenso imporrebbe si appresta a proseguire nella sua azione di non governo, gli studenti, i lavoratori, i cittadini dell’Aquila si riversano nelle strade della Capitale e si trovano dinanzi alle forze dell’ordine in assetto anti sommossa.

Alle 17.00 Berlusconi salirà al Colle per comunicare al Presidente della Repubblica le sue intenzioni. Vedremo. Certo è che conoscendo l’arroganza del presidente del Consiglio difficilmente andrà a comunicare le proprie dimissioni come qualcuno potrebbe erroneamente ritenere. Non c’è senso dello Stato in chi oggi ci governa. Intendiamoci il voto li ha legittimati ancora una volta, peccato che ormai il PDL e la maggioranza non rappresentino più la maggioranza degli italiani come vorrebbero farci credere. Peccato che il 45% dei votanti del 2008 (a maggior ragione dopo l’uscita della pattuglia di Futuro e Libertà) non rappresentino certo il 50% + 1 e quindi la maggioranza di 59 milioni di italiani. Ma si sa un discorso simile non è certo accettabile da un uomo che si considera il proprietario del governo, e delle sorti del Paese.
Fotografia di una situazione surreale, fotografia di un Paese in sofferenza, di una maggioranza politica incapace di parlare ai cittadini, di un governo concentrato più sui propri interessi che su quelli della collettività.
Rissa all’interno dell’aula di Montecitorio dopo la lettura dei risultati da parte del Presidente Fini, scontri, lacrimogeni, bombe carta nei pressi del Senato e per le vie del centro storico della Capitale.
Di sottofondo le dichiarazioni dei parlamentari con la Lussana (Lega Nord) che parla di una “giornata da godersi”. Sono allibita dalla superficialità di quest’esponente della maggioranza mi auguro solo ignori cosa accade al di fuori del Palazzo, le cariche, le violenze. C’è poco da godere. Ed hanno appena passato l’indegna gazzarra dei deputati Pdl alla lettura dei risultati da parte del presidente Fini con i tricolori che sventolano sui banchi di maggioranza, in barba alla secessione di leghista memoria.
E scorrono in sottofondo le dichiarazioni dei firmatari delle mozioni di sfiducia, discorsi certamente di molte spanne sopra quelli fatti dalla maggioranza. Ogni tanto irrompono nella cronistoria della giornata parlamentare le immagini in diretta degli scontri, con i commenti del Sindaco di Roma che dal Campidoglio ricorda che sembra di essere tornati agli anni ’70, e lui quel periodo certo lo ricorda bene…
Sono disgustata. Come ho commentato su Facebook nel primo pomeriggio mi piacerebbe che gli esponenti del Governo e della maggioranza anziché lanciarsi in improbabili manifestazioni di vittoria per quanto accaduto nelle aule parlamentari scendessero per le strade di Roma e vedessero dove hanno portato il nostro povero Paese. Mi piacerebbe parlassero con i giovani, con i manifestanti, con gli studenti e comprendessero il significato del malessere che pervade larga parte di Italia. Mi piacerebbe che a scendere in strada fossero anche gli esponenti del mio partito, mi piacerebbe si provassero a mettere tra i manifestanti e le forze dell’ordine, che provassero a spiegare che la violenza chiama solo violenza, che dobbiamo avere i nervi saldi. Che le cose cambieranno.
Ci sono sicuramente frange violente, infiltrate fra le fila dei cortei che oggi attraversano Roma e che rischiano con la loro azione distruttiva di vanificare la protesta legittima e pacifica di tutti quegli italiani che non ci stanno. Ma ci sono pure tanti cittadini – come quelli in piazza sabato con il Partito Democratico – che nulla hanno a che vedere con le violenze e che sono sinceramente stanchi di vedere quanto sta accadendo, di un governo concentrato più sugli interessi di qualcuno che su quelli di tutti.
Roma assiste “attonita” secondo quanto dichiarano i cronisti alla “battaglia” che ha luogo per le proprie strade.
Personalmente più che attonita sono molto “arrabbiata”, mi ricordano le immagini del G8 di Genova e sappiamo come è finita. Vorrei evitare che si arrivasse alle medesime conseguenze di quei drammatici giorni, perché io non dimentico che anche allora la maggioranza al governo era la stessa di oggi e gli ordini che furono impartiti ci consegnano immagini simili a quelle di oggi.
E gli studenti di oggi, i manifestanti di questa mattina – fatta eccezione per una frangia sicuramente violenta e molto ben organizzata – non sono nemmeno lontani parenti dei black block di allora. E per altro, come è prevedibile che sia, molti di quei manifestanti pacifici non hanno alcuna intenzione di interrompere la protesta, i cortei. Anche a rischio di finire in mezzo agli scontri, tacciati di esserne i colpevoli. Personalmente proverei ad andare al Quirinale, proverei ad appellarmi al Pesidente Napolitano.
Anche perché diciamoci la verità il penoso spettacolo della rissa a Montecitorio, protagonisti proprio i deputati di maggioranza subito dopo la vittoria non danno certo esempio di moderazione e correttezza.
Sarà un lungo pomeriggio questo. Era prevedibile finisse in questo modo ma c’era la speranza che non accadesse. C’era la speranza che potessimo finalmente ritrovarci in un Paese “normale” e non “normalizzato”. C’era la speranza che anche i bimbi delle tre deputate che orgogliosamente hanno voluito essere in Aula oggi potessero avere un mondo migliore e più giusto. C’era la speranza che la “politica” tornasse a prevalere sugli affari. E’ andata invece come è andata. Colpa anche di alcuni ribaltonisti eletti nelle file dell’opposizione. Spero che la prossima tornata elettorale vicina o lontana che sia sceglieremo con più accuratezza i nostri rappresentanti. A quelli di oggi posso solo dire “vergogna”!

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POLITICA
9 dicembre 2010
Quelli che.....

1. Il gioco di squadra lo si fa, non lo si predica.

 

2. Le battaglie si combattono anche quando si perdono.

 

3. Non si parla alle spalle ma si dicono le cose in faccia.

 

4. Non e' corretto dire un giorno una cosa e quello successivo un'altra a proposito di una persona solo perche' quest'ultima essendo libera non ti garantisce di essere controllabile.

 

5. I risultati di un congresso si accettano e si rimane dentro anche se in minoranza, non si esce sbattendo la porta o chiedendo ruoli.

 

6. Il confronto e' una ricchezza, non e' che se uno la pensa diversamente da me e' un nemico.

 

7. Le scelte si "condividono" e la posizione non e' di uno ma di tutti coloro che l'hanno decisa.

 

8. Il Pd e' il partito di tutti i militanti non dei capibastone.

 

9. Tutti si debbono impegnare in egual misura al successo del PD e non esistono telefonate o contatti di serie "a" e quelli di serie "b".

 

10.  Il non avere un "leader di riferimento" puo' essere difficile, ma l'essere liberi non ha prezzo.

 

Credo che queste regole basilari andrebbero tenute ben presenti specie nel momento in cui ci si appella alla sincerita', all'onesta' ed alla chiarezza!


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POLITICA
29 novembre 2010
Municipio XVII: tutti i risultati di Trionfale e Mazzini
 

RISULTATI CONGRESSUALI DEL CIRCOLO PD TRIONFALE 14/11/2010

Aventi diritto al voto: 205
Votanti: 133

VOTO PER SEGRETARIO PD ROMA
EUGENIO PATANE': 4
ORLANDO CORSETTI: 5
MARCO MICCOLI: 123 (divisi così --> Miccoli Segretario: 88; Rigenerazione Democratica: 17; Cambia l'Italia: 18)
1 BIANCA

VOTO PER SEGRETARIO DI ZONA
MASSIMO ROBERTI: 96
GLORIA MONACO: 35 (divisi così --> Rigenerazione Democratica: 11; Cambia l'Italia: 7; XVII Municipio: 16)

VOTO PER SEGRETARIO DI CIRCOLO
CINZIA GUIDO

RISULTATI CONGRESSUALI DEL CIRCOLO PD MAZZINI 28/11/2010

Aventi diritto al voto: 165
Votanti: 102

VOTO PER SEGRETARIO PD ROMA
EUGENIO PATANE': 1
ORLANDO CORSETTI: 0
MARCO MICCOLI: 99 (divisi così --> Miccoli Segretario: 68; Rigenerazione Democratica: 21; Cambia l'Italia: 10)
1 BIANCA
1 NULLA

VOTO PER SEGRETARIO DI ZONA
MASSIMO ROBERTI: 58
GLORIA MONACO: 41 (divisi così --> Rigenerazione Democratica: 19; Cambia l'Italia: 12; XVII Municipio: 10)

VOTO PER SEGRETARIO DI CIRCOLO
TOMMASO GIUNTELLA: 97
NULLE: 2
BIANCHE: 3

Grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno sostenuto e si sono impegnati! Abbiamo molto lavoro da fare e questo è solo l’inizio!


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7 ottobre 2010
Pd Lazio: approvato il regolamento per i congressi di Federazione

 

 

Si è svolta ieri la direzione regionale del Pd, la prima dell'era Chiti, all'indomani del commissariamento di cui il partito è stato oggetto dopo che l'assemblea regionale a luglio scorso ha visto fallire il tentativo di dare un nuovo segretario unitario capace di scuotere l'opposizione dopo la dura sconfitta subita alle regionali.

La platea di ieri, differentemente da quanto accaduto all'indomani delle elezioni del marzo scorso quando ci si era ritrovati ad analizzare la crudezza dei risultati elettorali, era forse meno “partecipata” di quanto mi aspettassi. Devo ammettere che forse anche l'atteggiamento di Chiti che non ha mancato di lanciare qualche “stoccata” né in fase di relazione di apertura né successivamente al momento del dibattito e della votazione di emendamenti e regolamento potrebbero esserne la causa.

L'aria è cambiata. La sensazione che ho avuto, netta, partecipando ai lavori è che il Commissario abbia voglia di espletare il proprio compito senza condizionamento alcuno, solo per il bene del partito ed al di là degli interessi di corrente o mozione che dir si voglia.

Andiamo nel dettaglio.

Fin dalle prime battute a chi, nei giorni scorsi, ha invocato il ricorso alle primarie per l'elezione del segretario di Roma, adducendo il cambiamento di ruolo della Città oggi a tutti gli effetti Capitale ed “area metropolitana (sì il decreto approvato cambia lo “status giuridico” ma deve essere ancora riempito di contenuti e funzioni) il Commissario non ha mancato di ribadire con fermezza che “l'argomento non poteva essere all'ordine del giorno dell'assemblea in quanto presuppone un cambiamento dello Statuto nazionale che non esiste, che non è nei poteri della direzione regionale richiedere e che al più può divenire oggetto di dibattito nel corso del momento congressuale ma solo per il futuro”. Ed ancora: i congressi debbono parlare di progetti ed idee che in futuro possano portare il Pd a battere le destre al governo di Regione e Comune senza intaccare la connotazione riformista che non significa attendismo o inseguire la maggioranza bensì farsi forti delle nostre battaglie e della nostra visione di Città. Occorre riportare gli iscritti, i circoli, gli organi territoriali del partito al centro dell'azione politica, valorizzare le competenze che esistono e non piegarsi alla logica di interesse di mozione. E perchè ciò accada occorre chiudere definitivamente la fase “congressuale permanente” che ha ingessato e paralizzato il Lazio dall'elezione del Segretario nazionale e che ha incancrenito il malessere. Particolare rilevanza per arrivare al rilancio dell'azione del Pd regionale è stata data alla scelta del Commissario di giungere ad elezioni primarie il 19 dicembre nei comuni dove è prevista la tornata amministrativa di primavera. Lo strumento che caratterizza il Pd diviene infatti fondamentale per tornare a coinvolgere non soltanto i militanti ma anche gli elettori e configurare un partito che risponda davvero alle esigenze dei territori.

Molti gli spunti nel dibattito seguito alla relazione dove alcuni interventi hanno plasticamente reso la tensione di questi mesi tanto da indurre lo stesso Chiti ad affermare che ben si comprendono le motivazioni che hanno spinto il Segretario nazionale a commissariare il Lazio.

Ampio spazio ha avuto l'esame del regolamento congressuale per le federazioni provinciali all'ordine del giorno dei lavori. Non solo si è avuta una variegata discussione nel merito della proposta presentata (oggetto di modifiche fino a poche ore prima dell'inizio dell'incontro) ma anche sulle proposte emerse nel dibattito e contestualizzate in emendamenti.

Alcuni hanno provato comunque la carta del rinvio utilizzando prima lo strumento della richiesta di primarie (provocazione come abbiamo visto disinnescata in origine dallo stesso Chiti), secondariamente si è tentato di far saltare le platee congressuali chiedendo il voto anche per gli iscritti 2010 (ovviamente bocciato) e poi ripiegando sul tentativo di ammettere al voto anche nel corso dello stesso svolgimento dei congressi (emendamento bocciato di misura con l'inserimento nelle norme della possibilità di rinnovo entro l'insediamento della presidenza del congresso di circolo).

Un altro aspro tentativo di far saltare il banco e' stato l'uso strumentale della contestualità dei congressi comunali e municipali (la bozza di regolamento non la pone pur prevedendo possa esservi) ma si è deciso di rimettere la decisione alle direzioni provinciali chiamate anche a dirimere con apposito regolamento le funzioni che tali organismi andranno ad espletare.

Alla fine il regolamento è stato votato all'unanimità e quindi possiamo dire che si è aperta la fase congressuale.

Nota a margine che mi porta a dire che siamo davvero in presenza di un cambiamento che può essere significativo: a nemmeno 24 ore dalla chiusura della direzione è già disponibile il regolamento congressuale approvato ieri.


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permalink | inviato da Patadolla il 7/10/2010 alle 17:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
4 ottobre 2010
Pd Lazio: lettera aperta al Commissario Chiti

Segnalo sul sito:
http://www.pdlazio.it/2010/10/lettera-al-commissario-del-pd-lazio-vannino-chiti/ 
la lettera aperta che è stata inviata al commissario Vannino Chiti in merito alla situazione del Partito Democratico del Lazio ed invito gli interessati a sottoscriverLa postando il proprio commento direttamente su tale pagina. Di seguito il testo integrale del documento.

ALL’ ATTENZIONE ON. VANNINO CHITI, COMMISSARIO PD LAZIO

Caro Commissario Chiti,
la tua nomina a Commissario del PD Lazio sancisce il fallimento di un’intera classe dirigente: la classe dirigente che non ha saputo guidare da protagonista la battaglia per le elezioni regionali, uscendone sconfitta; la classe dirigente che, costruendo una lista debole e rinunciataria intorno a portatori di preferenze personali, ci ha consegnato un gruppo regionale di soli uomini non puntando mai, in nessun caso, sul ricambio generazionale e di genere.

Il partito ha puntato sull’individualismo invece che sul proprio patrimonio valoriale divenendo ostaggio dei “signori delle preferenze” e dei capibastone.

La tua nomina a Commissario del PD Lazio sancisce anche il fallimento di un metodo: quello dei caminetti e degli accordi “in separata sede” tra correnti, che hanno perso la connotazione tematica e di sintesi, per divenire luoghi di spartizione.

Correnti che il segretario uscente, Mazzoli, non è stato in grado di limitare e gestire e che lo hanno infine condotto alle dimissioni, dopo la grave sconfitta elettorale.

Correnti che hanno impedito all’assemblea regionale di funzionare, di confrontarsi ed esprimersi su candidati ed opzioni politiche.

Correnti che sono ormai superate dagli eventi, avendo via via – tutte, nessuna esclusa – perso per strada coloro che alle mozioni congressuali avevano aderito per pura passione politica.

Chi scrive ha aderito al Partito Democratico perché crede in un partito moderno e coraggioso, capace di tenere il passo della società e di coinvolgere, in modo partecipato, i suoi elettori e i suoi iscritti.

Siamo quelli che non appartengono a nessun cognome e la cui libertà non è incoscienza, è senso di responsabilità; senso di responsabilità che noi sentiamo nei confronti dell’Italia, del Lazio, di Roma.

Siamo iscritti, dirigenti di questo partito che hanno fatto il congresso su posizioni diverse, ma che vogliono uscire dallo schema correntizio che imbavaglia il dibattito, non entra nel merito delle questioni politiche e si riduce ad una distribuzione di ruoli interni e di candidature nelle liste. Tra noi molti elettori che non hanno ancora rinnovato la tessera, ma si considerano coinvolti nel processo di vita del partito.

Siamo quelli che vorrebbero che tu, Commissario, parlassi agli iscritti e agli elettori e non ai capibastone.

Nei prossimi mesi ci aspettano due compiti importanti:

1. scrivere i regolamenti per l’elezione dei segretari di federazione che, forti del voto degli iscritti, devono poter guidare le loro realtà facendo politica sul territorio e mobilitando iscritti e cittadini;

 

2. accompagnare oltre cento comuni della Regione al voto amministrativo. Tra cui Latina, città dal forte valore simbolico.

 

Per vincere queste due sfide, serve un approccio nuovo, diverso, anche doloroso. Serve una svolta.

Ti chiediamo:

  1. di convocare al più presto un’assemblea pubblica, nella quale potrai dettagliare tempi e contenuti del tuo mandato e conoscere senza filtri il partito del Lazio;

  1. di avviare, in quell’occasione (e non attraverso trattative correntizie) la composizione della tua squadra, nella consapevolezza della necessità di rispettare la parità di genere, valorizzare i giovani e i “nativi” (quelli che non si erano mai iscritti ad un partito prima del PD), andare oltre le correnti figlie del congresso con spirito meritocratico e non spartitorio, premiando la militanza genuina e disinteressata dei tanti iscritti.

  1. di mettere in campo fin da subito tutti gli strumenti atti a portarci rapidamente ad un Congresso del Lazio che ripristini una Assemblea legittimata dalla base.

  1. nel caso si dovesse andare ad elezioni anticipate con questa legge elettorale, che il metodo di selezione dei nomi si fondi sulle primarie.

     Caro Commissario, da noi non avrai carta bianca.

Noi saremo quelli che avrai accanto a te se e quando deciderai di accompagnare il PD Lazio verso il cambiamento, per tornare a vincere.


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17 settembre 2010
Diamo un'anima al PD

 

Di carne al fuoco in questa ripresa di attività politica ce ne è talmente tanta che si rischia di fare indigestione.

E dopo la soap estiva che ha visto protagonista il centro destra in uno scontro tutto interno tra i due leaders Berlusconi e Fini, in un contrasto basato su due diverse visioni dello schieramento “conservatore” - a voler cercare di ricondurre la querelle in un quadro più comprensibile – ecco che le acque si agitano anche in casa del Partito Democratico.

Bisogna ammettere che i motivi di tensione non sono certo di oggi e che in ogni caso il fuoco covava da tempo sotto le ceneri ma, certamente, in un momento di grave crisi dell'attuale maggioranza la deflagrazione dei problemi nel maggior partito di opposizione appariva fino a poco fa impensabile, per non dire surreale. Il rischio infatti è che lo scontro possa compromettere in modo irreparabile l'alternanza alla guida del Paese. E sappiamo come l'Italia ne abbia disperatamente bisogno.

Ed allora scindiamo i piani e vediamo cosa accade a livello nazionale e a livello locale.

Dopo il ciclo delle “lettere aperte” inaugurato da Veltroni e proseguito con i contributi di Bersani, Prodi e finanche Rutelli (credo si fosse inserita nel mezzo anche la presa di posizione del Capogruppo Franceschini ma forse sotto forma di intervista) siamo arrivati a settembre con l'adozione del nuovo metodo: “il documento politico – programmatico” nel quale riprendere alcuni passaggi delle missive e sancire in modo compiuto la propria strategia processuale.

Hanno iniziato i “giovani turchi”, i 40enni “pasdaran” del segretario e del Leader maximo, con un documento volto prima di tutto a demolire il passato ed in taluni casi le stesse ragioni fondative del partito, ed la risposta a stretto giro di chi del progetto originario è stato ideatore e Leader.

Ambedue gli scritti – pur nella diversità delle posizioni – contengono verità ma anche strumentalizzazioni. Certamente ambedue non contribuiscono a fare chiarezza se non in quella parte che ribadisce l'esistenza di due visioni del PD, l'una antitetica all'altra. Senza voler esprimere giudizi di valore possiamo forse dire l'una più “tradizionale” nelle formule, nei simboli e nei metodi e l'altra più “movimentista”, meno legata a schemi e logiche conosciuti in altre epoche del nostro sistema repubblicano.

Ma nessuno dei due documenti e nessuno degli estensori si preoccupa e si fa carico del sentire dell'umile militante. E, per essere chiari, per militanti non intendo nemmeno coloro che si sono accostati alla politica per la prima volta nel 2007 e che in parte se ne sono già allontanati visto lo svilupparsi del dibattito interno, ma nemmeno di coloro (e sono tanti) che conoscendo un poco le “cose della politica” sono di solito in grado di assorbire anche i colpi peggiori e di trovare chiavi di lettura anche in ciò che tutto appare fuorchè logico.

Con l'aggravante che in questa sfida in punta di fioretto a farne le spese rischia di essere soltanto il progetto di alternativa al governo attuale e quindi, in ultima istanza, tutti noi ed anche coloro che sottoscrivendo le tesi dicono di aver a cuore il bene comune.

La situazione venutasi a delineare nel partito regionale del Lazio non fa altro che dimostrare nuovamente lo scollamento esistente tra “la base” e la classe dirigente. Potremo dire che il caso Lazio amplifica soltanto il malessere di una parte, che ho ragione di ritenere maggioritaria, degli iscritti e chi è alla guida dei processi decisionali.

Ci eravamo lasciati, a fine luglio, con il fallimento del tentativo di dare in assemblea una guida al Pd Lazio e la promessa di una riconvocazione dell'organismo dirigente, ci ritroviamo oggi con la minaccia – perchè nonostante si rincorrano le voci che si tratti di cosa fatta, mancano invece gli atti ufficiali (giunti nella tarda mattinata di oggi con un comunicato stampa!) – di un commissariamento, la sanzione ufficiale del fallimento di un'intera classe dirigente.

Eppure forse per uscire da quest'impasse basterebbe cambiare il piano di confronto. Basterebbe recuperare ciò che per paradosso è al centro dei documenti, delle lettere aperte, delle interviste che si sono susseguite in questi mesi ossia: il contenuto della nostra azione politica!!!!!

Vorrei confrontarmi sui progetti, sulle idee e sui valori.

Ad esempio: si è tornati a parlare di legge elettorale. Sono per un maggioritario su collegi uninominali e doppio turno. Da nessuno degli attuali contendenti ho sentito parole chiare. Tutti dicono che siccome anche il sistema tedesco prevede i collegi al pari di quello francese e di quello spagnolo allora non si debbono avere pozioni preconcette e vanno bene tutti. Non è così! Non sono uguali, non sono paragonabili e a me il sistema tedesco largamente proporzionale fa schifo! Ovviamente non dipende da me la scelta e logicamente andrò a votare quale che sia il meccanismo, lo facciamo adesso col porcellum a maggior ragione lo faremo poi, ma: vorrei parole chiare nel merito! E questo è ovviamente solo un esempio.

Anziché fare primarie per gli incarichi dirigenziali vorrei oggi fare primarie sulle idee, vorrei dare un'anima al nostro partito.

Solo in questo modo potremo riuscire nell'impresa che oggi appare la più difficile: recuperare il consenso degli elettori e tornare alla guida del Paese per il bene di tutti!

In coda: mi rendo conto che per chi è abituato a ragionare con l'idea che il “processo politico vada governato”, che “tanto funziona sempre allo stesso modo e quindi è necessario prendere una posizione chiara per l'uno o l'altro dei contendenti”, che “non sempre in politica si possano esprimere davvero le proprie idee perchè si rischia di “bruciarsi””, tutto ciò che ho scritto appaia un'utopia. Costoro sono davvero sicuri che il loro metodo sia non solo giusto ma vincente? Il crescente astensionismo non dimostra forse che gli elettori preferirebbero un po' meno chiacchiere e più sincerità?


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POLITICA
7 settembre 2010
Dopo Mirabello: abbandonare la fantapolitica delle alleanze impossibili

 Nella schizofrenia politica del nostro tempo è da inserirsi l'attesa e la copertura mediatica riservata domenica scorsa al discorso di Gianfranco Fini, presidente “scomodo” della Camera dei Deputati ed ex cofondatore del Popolo della Libertà, a Mirabello dove ha chiamato a raccolta l'elettorato di quella destra moderna e conservatrice che mal sopporta la deriva populista e plebiscitaria assunta dal maggior partito di maggioranza, quel Pdl partito dell'amore in cui tanti ex adepti dell'Msi prima e di Alleanza Nazionale poi pensavano di aver trovato stabilmente casa.

E la giornata di domenica rappresenta non soltanto un punto di svolta per l'attuale maggioranza alla guida del Paese ma anche per la stessa opposizione, non solo per il Pd che guarda al cammino di Fini come alla possibilità di un rassemblement contro il Cavaliere – o per dirla in altri termini alla chance di dar vita ad un governo di unità nazionale che possa superare il momento di difficoltà che il Paese vive - ma anche per tutti quei cittadini che auspicano il ritorno alla Politica vera, alla politica nell'interesse dell'Italia e non fatta per quelli del proprio rappresentante.

Ho seguito con interesse la diretta di SkyTg24, sorpresa io stessa del ritrovarmi ad ascoltare le parole di un uomo politico così distante dal mio “sentire”, ma non ho potuto farne a meno, specie considerati gli interventi sulla vicenda degli autorevoli esponenti del mio partito, di quell'idea che ha preso corpo in alcuni uomini del Pd che sia possibile pensare ad un seppur breve cammino con Fini ed i suoi uomini.

L'inno nazionale all'inizio dell'intervento mi ha ricordato l'inizio delle nostre manifestazioni. La canzone di Battisti subito dopo mi è sembrata fuori luogo ma d'altra parte mi son detta che anche al Pd è capitato di utilizzare pezzi della nostra musica leggera per accompagnare l'attesa di noi militanti.

Le “bordate” - e non saprei come altro definirle – “alla decisione stalinista sull'espulsione del Presidente della Camera il 29 luglio sulla falsariga del libro nero del comunismo, i parlamentari trattati alla stregua di venditori della Standa, la morte del Popolo della libertà e la nascita del Partito del Predellino, di una Forza Italia allargata, dell'immunità scambiata per impunità permanente, la difesa della Costituzione, dei poteri dello Stato inclusa l'autonomia della magistratura”, non hanno fatto che confermarmi nella convinzione che Fini a differenza di molti abbia scelto la via di una comunicazione “chiara”, diretta, sincera, senza tanti giri di parole e perciò facilmente comprensibile a chiunque si ponga all'ascolto.

Ho sentito parole che sarebbero state bene pronunciate dal mio Segretario, dai miei parlamentari. Ho ascoltato tratteggiare tutto ciò che l'opposizione dice fin dall'insediamento di questo governo, ho sentito esprimere parole e concetti che in quella prima parte di discorso tutto sembravano fuorchè battaglie di chi le andava così bene enunciando.

Ed ho sentito anche, nella seconda parte del lungo ed articolato intervento, tutti quei temi per i quali so che la compagine di Fini è distante anni luce dal nostro modo di vedere le cose, tutte quelle motivazioni che mi confermano nella convinzione che anziché dedicarci alla fantapolitica delle alleanze impossibili dovremo tornare a pensare prima di tutto alla nostra ricetta per il Paese. A quel progetto alternativo all'Italia berlusconiana sul quale prima o poi saremo chiamati a chiedere e provare a raccogliere consensi. E, per come si stanno mettendo le cose, ho ragione di ritenere che questo possa accadere fin dalla prossima primavera.

Ma ahimè la lettura dei giornali di ieri ed oggi mi ha gettato nello sconforto. Leggo dichiarazioni dei vertici del Pd che mi fanno pensare che o io sono completamente impazzita ed ho perso di lucidità oppure il discorso di Fini non è stato affatto compreso da chi ha molta più esperienza e capacità politica di me umile militante.

A volerla fare breve: qualcuno mi spiega come possiamo accettare un'alleanza anche solo per un governo istituzionale con chi apre al Presidente del Consiglio dichiarando la propria disponibilità ad un provvedimento che sospenda i processi per le alte cariche dello Stato in modo da garantire la funzione di Governo? E il precetto costituzionale in base al quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge? E le battaglie parlamentari con le quali si è abrogata l'immunità parlamentare? E tangentopoli? In cosa allora il parlamento di oggi differisce da quello dei primi anni '90?

E l'aver tirato fuori ad arte giusto per aprire al terzo polo ed al partito della Nazione l'idea del quoziente familiare quando lo stesso Tremonti ha dichiarato che è un provvedimento inapplicabile considerato lo stato in cui versano le casse del nostro Paese?

E quel ribadire l'idea di una destra, seppur moderna ed europeista, rivendicando simboli e parole d'ordine di un passato nemmeno troppo remoto?

Qualcuno mi spiega perchè dovremo mischiare tradizioni e valori (i nostri ed i loro) così distanti da essere inconciliabili come per altro la storia dimostra?

Perchè anziché pensare al nostro progetto di Italia, alla nostra ricetta per far uscire il Paese dalla crisi in cui si dibatte in quella che è una transizione infinita tra I e cosiddetta II Repubblica che non è affatto tale, dobbiamo dibattere, scontrarci e lacerarci per costruire un'amalgama improbabile che rischia di travolgerci in una maionese impazzita?

E visto che domenica rischia di essere solo il punto di partenza di una lunga crisi di Governo - mentre aumentano disoccupazione e cassa integrazione in deroga, le politiche di integrazione dell'Unione cozzano contro i diktat del Ministro Maroni anche in barba alle direttive comunitarie, la nostra scuola soffoca tra tagli e disservizi di una riforma insensata che penalizza ulteriormente la società del domani - perchè non torniamo ad occuparci di quelli che sono i nostri temi, le nostre vie d'uscita, anziché impelagarci in discussioni senza fine che in nessun modo potranno aiutarci a riconquistare la fiducia dell'elettorato?


 


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POLITICA
26 agosto 2010
Le "lettere aperte" ed il sentire di un semplice elettore

 

Il punto in questi assolati giorni di fine agosto sembra ormai essere uno solo: costruire un PD che sia in grado di ridare fiato alle speranze di un Paese ponendo fine al berlusconismo imperante in questi ultimi 20 anni e che tanti guasti ha provocato nella nostra democrazia. E per farlo, esauritasi la “saga Fini-Berlusconi”, alcuni autorevoli esponenti di quello che ricordo è il maggior partito di opposizione hanno scelto lo strumento della lettera aperta sulle pagine dei maggiori quotidiani.

Ha cominciato Veltroni dalle colonne del Corriere della Sera di ieri 25 agosto rivolgendosi direttamente agli italiani e spiegando la propria ricetta, quello che farebbe per “salvare il proprio Paese”. Ha proseguito su Repubblica, in edicola oggi, Pierluigi Bersani oggi proponendo la propria ricetta e come il PD abbia deciso di muoversi alla ripresa dell'attività politica.

Dei contenuti, delle proposte e dell'aspro dibattito che è seguito alla pubblicazione delle riflessioni dell'ex segretario del Pd e del suo predecessore – divergenti non soltanto per stile ma anche e soprattutto per “filosofia” e metodo – si è ampiamente dibattuto. Dunque siccome il mio obiettivo non è quello di riproporre una personale chiave di lettura delle due missive, e nemmeno cadere nello sport di parteggiare per l'uno piuttosto che l'altro da vera tifoso della “politica da stadio” preferisco soffermarmi davvero brevemente su quello che i quotidiani certamente non riprenderanno: gli umori che trapelano dai commenti di tanti semplici elettori, non addetti ai lavori, in calce ad entrambi gli scritti nella versione on line, e che ci lanciano un monito.

Al di là infatti di chi imputa a Veltroni il non aver adempiuto alla promessa di ritirarsi in Africa, o di chi sostiene che l'attuale segretario Bersani sia un po' troppo “tentennante” nel dettare la linea al Partito, la cosa che più di tutte mi colpisce è lo “scoramento” che emerge tra le righe di quelle 1500 battute concesse per commentare.

I nostri elettori appaiono francamente stanchi delle polemiche tutte interne, non ci capiscono più e credo ci capiranno sempre meno in questa “lotta fratricida”. Ed ho paura che questa disaffezione ci porterà a risultati elettorali di gran lunga inferiori al 27% accreditatoci da un sondaggio giusto ieri.

E la colpa non sarà né di Veltroni, né di Bersani, la colpa sarà di tutti noi (sì anche di noi piccolo gruppo dirigente di questo PD, militanti per passione) che continuiamo a prestarci a questo tatticismo che non porta a nulla se non approfondire il solco profondo tra i cittadini e la politica.


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permalink | inviato da Patadolla il 26/8/2010 alle 16:57 | Versione per la stampa
POLITICA
30 luglio 2010
Mettiamo da parte le diffidenze e scopriamoci per ciò che realmente siamo: voltiamo pagina!

 

Mentre all'interno della Pdl accadeva l'impensabile con una spaccatura profonda che mette in crisi la stessa ragion d'essere dell'attuale governo, al Centro Congressi Frentani si consumava la “disfatta” della vecchia politica.

Proviamo a partire dai dati ed analizzare gli scenari possibili.

264 su 400 i delegati accreditati, 211 i votanti. Ed è assolutamente evidente che quando ad un momento così importante e significativo della vita di un partito si presenta poco più della metà degli aventi diritto c'è qualcosa che non va e che non può essere derubricato semplicemente a “minoranza molesta” bensì a vera e propria crisi politica e di rappresentanza. Ma andiamo per il momento oltre.

Per essere eletto il candidato avrebbe dovuto raggiungere la maggioranza assoluta pari a 201 voti. Sulla candidatura Latino si registra la convergenza della mozione Bersani (175 delegati), Marino (75 delegati) e probabilmente di alcuni riferimenti del Sen. D'Ubaldo (4/5 delegati) sulla carta quindi numeri assolutamente raggiungibili e che però cozzano subito con la bassa affluenza.

E questo è un'ulteriore spia di qualcosa che non va, un segnale che sia necessario un cambio di passo. Nonostante infatti si sia fatto molto per presentare la candidatura a segretario come un atto di responsabilità nei confronti del partito fermo ormai da mesi, fin dalla sconfitta delle elezioni regionali del marzo scorso, con lo scendere in campo di autorevoli esponenti istituzionali a tutti i livelli, è chiaro che nemmeno gli stessi delegati in assemblea pur afferendo a questa o a quell'anima hanno gradito le procedure con le quali si è addivenuti alla scelta della persona da proporre. Ed il problema non è Piero Latino (Per altro quando ho cominciato ad interessarmi di politica e lui era segretario di sinistra giovanile facemmo anche delle belle iniziative).

Il problema è che ormai ci sono scelte e decisioni che non sono più delegabili ad una ristretta cerchia di persone. Ieri l'assemblea del Lazio ha sancito la fine delle politiche dei caminetti, del potere dei capibastone. E' stato dimostrato dal voto che nessuno può più “controllare” o influenzare nessuno se non c'è realmente confronto di contenuti. La partecipazione al processo decisionale appare come un punto qualificante e soprattutto non negoziabile.

Ora, faccio “politica” o meglio “mi muovo in questo ambito” da troppo tempo per non sapere che gli sconfitti di ieri proveranno in tutti i modi a diventare i vincitori di domani. So benissimo che la situazione ulteriormente delineatasi a seguito della mancata elezione di Piero rischia di essere gestita alla “solita maniera” per mancanza di coraggio nell'intraprendere una strada diversa. Preciso anche che pur essendo conscia dell'innovazione che rappresentano le primarie, convocarle per il prossimo ottobre o quando sarà è tutt'altro che auspicabile. Anzi una vera iattura in quanto il rischio è che si vada ad un risultato peggiore dell'attuale con una frammentazione ancora più marcata di posizioni derivante non da progetti diversi quanto da stupidi personalismi.

Ci sia un'ampia discussione e si vada nel merito delle questioni. Si faccia chiarezza sul cosa vogliamo, sulla natura stessa del nostro impegno politico e si cerchi chi sia meglio in grado di personificarla e dargli gambe mettendosi alla guida di tutti coloro che ci vogliono stare (e continuo a ritenere siano tanti).

Vorrei si riflettesse anche sul fatto che fare Politica non vuol dire occuparsi di incarichi. Bensì tornare a parlare di idee e contenuti, di progetti, di principi fondanti il sistema Paese del futuro.

La situazione politica attuale denota con chiarezza che l'Italia è sull'orlo di una crisi profonda. Il “potere rappresentativo” scollato dalla realtà è del tutto impotente a rispondere alle esigenze della società. Semplicemente perchè non sa più nemmeno quali esse siano, del tutto autoreferenziale nel dibattito e volto com'è alla tutela dello status quo. L'impoverimento delle famiglie italiane, di quel ceto medio rappresentato da impiegati pubblici, piccoli liberi professionisti, un tempo spina dorsale dell'economia del Paese si dibatte nella spirale della crisi economica, della perdita di potere d'acquisto dei salari medi. Il progressivo “invecchiamento” della popolazione e l'aumento del numero di pensionati, l'assenza di valutazioni di merito, la disoccupazione giovanile ormai a livello di guardia, i diritti/doveri nell'Italia del 2010, lo smantellamento dello “stato sociale”, dei diritti sindacali, il prevalere dell'immagine sull'essere sono tutti temi che meritano da parte nostra, da parte di chi si propone come “rappresentante” (e non solo a livello istituzionale ma anche di semplice adesione ad un partito) una riflessione profonda. Profonda e per quanto possibile celere visto che è il mondo a cambiare anche quando non ce ne rendiamo pienamente conto perchè occupati ed attenti ad altro.

Leggo su Fb note e status di “amici” virtuali e non che vanno in questa medesima direzione e sono convinta che se sapremo mettere da parte le “diffidenze” e “scoprirci” per quello che realmente siamo al di là non solo delle appartenenze passate ma anche di quelle magari “attuali” tutto questo sia possibile. Mi auguro davvero si volti pagina e si cominci a fare sul serio.


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permalink | inviato da Patadolla il 30/7/2010 alle 17:13 | Versione per la stampa
POLITICA
26 luglio 2010
Pd Lazio: siamo sicuri che il caos ci giovi?

Doveva essere entro il 30 giugno ma poi l'organizzazione della festa ha ufficialmente preso il sopravvento e poi il sopraggiungere della pausa estiva pareva rendere impossibile un serio confronto sulla carica apicale del partito a livello laziale.

Ufficiosamente sono ben altri i motivi che hanno spinto a rinviare sine die l'assemblea regionale del Pd Lazio chiamata ad esprimersi sulla successione a Mazzoli dopo la mozione di sfiducia presentata all'indomani delle elezioni regionali da esponenti di Area democratica e della Marino.

E' di pochi giorni fa l'inizio della raccolta di sottoscrizioni tra i membri dell'assemblea regionale per richiedere al presidente del medesimo organismo la convocazione urgente ai sensi dello Statuto per dibattere della situazione e la sua lettera aperta al segretario uscente con la quale lo informa della sua impossibilità a rispondere positivamente ai solleciti ricevuti considerata l'indelicatezza di una convocazione che rechi come primo punto all'ordine del giorno la votazione di un nuovo segretario ed un nuovo presidente. Un modo “elegante” - pur se discutibile - per rilanciare la palla nel campo “avversario” considerato l'avvitamento preso dalla discussione interna. Ma lo stallo continuava ad apparire difficilmente superabile.

Ed a sorpresa (ma mica tanto visto che l'ipotesi circolava da giorni – per non dire più di un mese - tra gli addetti ai lavori) ecco che nello scorcio del penultimo week end di luglio esce un nome su cui convergono non soltanto gli aderenti alla mozione Bersani ma anche quelli della Marino. Stiamo parlando di Piero Latino, attualmente membro della direzione romana che forte di questi appoggi sarebbe pronto a mettersi alla guida del Partito per costruire l'alternativa e “ridare spazio alla politica” come si apprende da un'intervista al Corriere della Sera.

Diciamoci la verità sarà che ormai ne abbiamo viste tante ma questo ennesimo colpo di teatro non fa che rafforzare l'impressione (e mi auguro di cuore di sbagliare!) di un partito arroccato su posizioni preconfezionate che non ha alcuna intenzione di gettare il cuore oltre l'ostacolo (mi si chiederà il copyright del termine oltre?) e continua ad avvitarsi nel dibattito interno.

Personalmente come ho avuto modo di dire in più occasioni agli amici con i quali vengo a contatto, sono dell'idea che le primarie in questa occasione sarebbero un boomerang e che difficilmente i nostri elettori potrebbero capire ed accettare il perchè di una scelta così “azzardata” a nemmeno 12 mesi dalle precedenti. Eppure.... mi chiedo, a questo punto, il perchè di quest'ennesimo autogoal, quale sia la differenza tra Mazzoli e Latino. Forse allora avrebbe avuto più senso riproporre l'uscente che non tirare un altro nome fuori dal cilindro dando così l'immagine di un partito inesistente.

Fin quando non si porrà termine a questi balletti non vedo come potremo pensare di costruire qualcosa di nuovo. E per carità voglio tacere sul resto.

Mentre il Paese si dibatte nelle morse della crisi, il Pdl entra in crisi da solo senza che l'opposizione si provi a cavalcare l'onda, noi discutiamo di primarie per il candidato premier “Vendola sì, Vendola no”, apriamo alla Polverini sull'assestamento di bilancio e non si capisce bene cos'altro?

Dove è finita la serietà di un intero gruppo dirigente? Per quale motivo i nostri poveri elettori dovrebbero non solo seguirci ma comprenderci in queste inutili diatribe interne?

Vorrei davvero che qualcuno spiegasse le finalità per cui avviene tutto ciò, vorrei che qualcuno si assumesse la responsabilità di dire – ma soprattutto dimostrare coi fatti – che così finalmente le cose cambieranno e si comincerà a fare politica davvero.

Eppure sono convinta che, chiuso in qualsivoglia modo questo capitolo di una storia infinita, non dovremo attendere molto perchè l'attenzione torni ad incentrarsi su altro. Candidato segretario nella Capitale, candidato premier, candidato sindaco per Roma 2013....Insomma passeremo il nostro tempo a parlare non di contenuti o progetti bensì di nomi per poltrone. Con buona pace di quei milioni di elettori che ci hanno dato fiducia e che temo si rivolgeranno senza rimpianti altrove.

Mi riservo di approfondire ulteriormente il tema e di tenervi al corrente degli sviluppi!


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permalink | inviato da Patadolla il 26/7/2010 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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