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"Ask not what your Country can do for you, ask what you can do for your Country" di Bob Kennedy
POLITICA
7 settembre 2010
Dopo Mirabello: abbandonare la fantapolitica delle alleanze impossibili

 Nella schizofrenia politica del nostro tempo è da inserirsi l'attesa e la copertura mediatica riservata domenica scorsa al discorso di Gianfranco Fini, presidente “scomodo” della Camera dei Deputati ed ex cofondatore del Popolo della Libertà, a Mirabello dove ha chiamato a raccolta l'elettorato di quella destra moderna e conservatrice che mal sopporta la deriva populista e plebiscitaria assunta dal maggior partito di maggioranza, quel Pdl partito dell'amore in cui tanti ex adepti dell'Msi prima e di Alleanza Nazionale poi pensavano di aver trovato stabilmente casa.

E la giornata di domenica rappresenta non soltanto un punto di svolta per l'attuale maggioranza alla guida del Paese ma anche per la stessa opposizione, non solo per il Pd che guarda al cammino di Fini come alla possibilità di un rassemblement contro il Cavaliere – o per dirla in altri termini alla chance di dar vita ad un governo di unità nazionale che possa superare il momento di difficoltà che il Paese vive - ma anche per tutti quei cittadini che auspicano il ritorno alla Politica vera, alla politica nell'interesse dell'Italia e non fatta per quelli del proprio rappresentante.

Ho seguito con interesse la diretta di SkyTg24, sorpresa io stessa del ritrovarmi ad ascoltare le parole di un uomo politico così distante dal mio “sentire”, ma non ho potuto farne a meno, specie considerati gli interventi sulla vicenda degli autorevoli esponenti del mio partito, di quell'idea che ha preso corpo in alcuni uomini del Pd che sia possibile pensare ad un seppur breve cammino con Fini ed i suoi uomini.

L'inno nazionale all'inizio dell'intervento mi ha ricordato l'inizio delle nostre manifestazioni. La canzone di Battisti subito dopo mi è sembrata fuori luogo ma d'altra parte mi son detta che anche al Pd è capitato di utilizzare pezzi della nostra musica leggera per accompagnare l'attesa di noi militanti.

Le “bordate” - e non saprei come altro definirle – “alla decisione stalinista sull'espulsione del Presidente della Camera il 29 luglio sulla falsariga del libro nero del comunismo, i parlamentari trattati alla stregua di venditori della Standa, la morte del Popolo della libertà e la nascita del Partito del Predellino, di una Forza Italia allargata, dell'immunità scambiata per impunità permanente, la difesa della Costituzione, dei poteri dello Stato inclusa l'autonomia della magistratura”, non hanno fatto che confermarmi nella convinzione che Fini a differenza di molti abbia scelto la via di una comunicazione “chiara”, diretta, sincera, senza tanti giri di parole e perciò facilmente comprensibile a chiunque si ponga all'ascolto.

Ho sentito parole che sarebbero state bene pronunciate dal mio Segretario, dai miei parlamentari. Ho ascoltato tratteggiare tutto ciò che l'opposizione dice fin dall'insediamento di questo governo, ho sentito esprimere parole e concetti che in quella prima parte di discorso tutto sembravano fuorchè battaglie di chi le andava così bene enunciando.

Ed ho sentito anche, nella seconda parte del lungo ed articolato intervento, tutti quei temi per i quali so che la compagine di Fini è distante anni luce dal nostro modo di vedere le cose, tutte quelle motivazioni che mi confermano nella convinzione che anziché dedicarci alla fantapolitica delle alleanze impossibili dovremo tornare a pensare prima di tutto alla nostra ricetta per il Paese. A quel progetto alternativo all'Italia berlusconiana sul quale prima o poi saremo chiamati a chiedere e provare a raccogliere consensi. E, per come si stanno mettendo le cose, ho ragione di ritenere che questo possa accadere fin dalla prossima primavera.

Ma ahimè la lettura dei giornali di ieri ed oggi mi ha gettato nello sconforto. Leggo dichiarazioni dei vertici del Pd che mi fanno pensare che o io sono completamente impazzita ed ho perso di lucidità oppure il discorso di Fini non è stato affatto compreso da chi ha molta più esperienza e capacità politica di me umile militante.

A volerla fare breve: qualcuno mi spiega come possiamo accettare un'alleanza anche solo per un governo istituzionale con chi apre al Presidente del Consiglio dichiarando la propria disponibilità ad un provvedimento che sospenda i processi per le alte cariche dello Stato in modo da garantire la funzione di Governo? E il precetto costituzionale in base al quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge? E le battaglie parlamentari con le quali si è abrogata l'immunità parlamentare? E tangentopoli? In cosa allora il parlamento di oggi differisce da quello dei primi anni '90?

E l'aver tirato fuori ad arte giusto per aprire al terzo polo ed al partito della Nazione l'idea del quoziente familiare quando lo stesso Tremonti ha dichiarato che è un provvedimento inapplicabile considerato lo stato in cui versano le casse del nostro Paese?

E quel ribadire l'idea di una destra, seppur moderna ed europeista, rivendicando simboli e parole d'ordine di un passato nemmeno troppo remoto?

Qualcuno mi spiega perchè dovremo mischiare tradizioni e valori (i nostri ed i loro) così distanti da essere inconciliabili come per altro la storia dimostra?

Perchè anziché pensare al nostro progetto di Italia, alla nostra ricetta per far uscire il Paese dalla crisi in cui si dibatte in quella che è una transizione infinita tra I e cosiddetta II Repubblica che non è affatto tale, dobbiamo dibattere, scontrarci e lacerarci per costruire un'amalgama improbabile che rischia di travolgerci in una maionese impazzita?

E visto che domenica rischia di essere solo il punto di partenza di una lunga crisi di Governo - mentre aumentano disoccupazione e cassa integrazione in deroga, le politiche di integrazione dell'Unione cozzano contro i diktat del Ministro Maroni anche in barba alle direttive comunitarie, la nostra scuola soffoca tra tagli e disservizi di una riforma insensata che penalizza ulteriormente la società del domani - perchè non torniamo ad occuparci di quelli che sono i nostri temi, le nostre vie d'uscita, anziché impelagarci in discussioni senza fine che in nessun modo potranno aiutarci a riconquistare la fiducia dell'elettorato?


 


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permalink | inviato da Patadolla il 7/9/2010 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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